dic 5, 2012 - Psicopatologia    No Comments

Il Disturbo Ossessivo- Compulsivo

 

Che cos’è il disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato da: preoccupazione per l’ordine e per le regole, perfezionismo, difficoltà a portare a termine i propri compiti, riluttanza a delegare ed a cooperare, testardaggine, rigidità su questioni di etica e di moralità, difficoltà a manifestare le proprie emozioni, bisogno di controllo nel lavoro e nelle relazioni interpersonali. Tali aspetti sono riscontrabili in un gran numero di persone per le quali, tuttavia, non è possibile affermare la presenza del disturbo, in quanto essi possono rivelarsi particolarmente utili e funzionali in numerose aree della vita; solo quando si verifica che tali aspetti interferiscono con la capacità di lavorare e di sviluppare relazioni intime, allora è opportuno diagnosticare la presenza di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. 

Frequentemente i pazienti giungono all’osservazione di un terapeuta manifestando specifiche difficoltà e peculiari sintomi quali, ad esempio: stati d’ansia, depressione o disturbi dell’adattamento. Tipicamente questi soggetti presentano anche problemi di natura familiare, poiché i familiari (es. il coniuge, figli) si lamentano spesso del forte disagio che provano a causa del perfezionismo e dell’inflessibilità alle regole delle persone con questo disturbo. 
Questi pazienti possono soffrire anche di disturbo ossessivo-compulsivo (vedi oltre) anche se le due entità sono distinte. La personalità ossessivo-compulsiva è, inoltre, tra quelle più frequenti nei disturbi alimentari, in particolare nell’anoressia
Tale patologia colpisce circa il 3-10% della popolazione, più frequentemente di sesso maschile. 
L’esordio avviene in adolescenza o nella prima età adulta.

 

Come si manifesta

I pazienti che presentano un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, presentano  comportamenti coerenti con le seguenti caratteristiche: ferma applicazione delle regolee dei principi in cui credono, adesione alle convenzioni sociali, scrupolosità ecoscienziosità in materia di moralità e di etica; rigida organizzazione della vita quotidiana; dedizione eccessiva al lavoro, occupano gran parte del tempo in attività produttive, al punto da escludere i momenti di svago e le amicizie; perfezionismo, che interferisce con la capacità di prendere decisioni e di portare a termine le attività programmate; elaborazione di schemi, liste, programmi e gerarchie relativi allo svolgimento di un compito; accumulo di oggetti consumati o di nessun valore; avarizia e mancanza di generosità, in quanto considerano il denaro come qualcosa da accumulare in vista di catastrofi future; comportamenti interpersonali formali, educati e corretti; comportamento giudicante, critico, controllante e punitivo nei confronti di coloro con cui entrano in relazione; comportamento 
compiacente e fintamente ossequioso nei confronti di figure che percepiscono come autorevoli; riluttanza a delegare lo svolgimento dei compiti e scarsa collaborazione nei gruppi di lavoro e,  infine, insistenza nel pretendere che i subordinati aderiscano ai ruoli ed ai metodi che essi stabiliscono.
Dal punto di vista emotivo, invece, presentano una notevole difficoltà ad esprimere i propri stati d’animo ed a manifestare emozioni di calore e di premura verso gli altri; nello stesso tempo, essi mostrano una fondamentale tendenza a trattenere i propri sentimenti aggressivi, nonché qualunque indicazione sui propri interessi personali, dedicando tutti i loro sforzi per andare incontro ai desideri altrui. 
Ad ogni modo, le emozioni da loro maggiormente sperimentate sono: l’ansia relativa all’eventualità che si verifichino catastrofi future; la paura di essere disapprovati e giudicati negativamente; la rabbia e l’ostilità verso gli altri, legate all’impossibilità di esprimere le proprie emozioni ed i propri pensieri.
Appaiono, inoltre, profondamente rigidi e testardi, al punto da rimanere inflessibilmente ancorati alle proprie convinzioni, riluttanti a considerare il punto di vista altrui e ad accettare idee diverse dalle proprie.
I pensieri tipici che attraversano la mente di questi pazienti sono: “Ci sono comportamenti, decisioni ed emozioni giuste e sbagliate”; “Sbagliare significa aver fallito, essere meritevoli di critica”; “Fallire è intollerabile”; “La gente dovrebbe fare meglio, mettercela tutta”; “So qual é la cosa migliore da fare”; “I dettagli sono essenziali”; “Devo controllare perfettamente il mio ambiente, così come me stesso; la perdita di controllo è intollerabile e pericolosa”; “Senza le mie regole crollerò”.

 

Come capire se si soffre di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

I “sintomi” in base ai quali è possibile sospettare di avere un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità sono:

  • ansia;
  • tendenza all’ordine e all’organizzazione attraverso il ricorso a liste, schemi e programmi;
  • attenzione ai dettagli;
  • perfezionismo;
  • senso di colpa quando la persona crede di non avere soddisfatto i propri standard lavorativi o etici, quando crede di essersi comportata in modo irresponsabile o pensa di aver sbagliato o causato danno ad altre persone;
  • difficoltà a portare a termine i compiti o a prendere decisioni;
  • passività;
  • controllo;
  • testardaggine;
  • rigidità;
  • dedizione al lavoro ed alla produttività;
  • coscienziosità, scrupolosità ed inflessibilità in tema di moralità e di etica;
  • incapacità a gettare oggetti;
  • riluttanza a delegare ed a collaborare;
  • avarizia;
  • difficoltà ad esprimere emozioni e stati d’animo.

Dal momento che è possibile riscontrare la presenza di tali caratteristiche anche in altri disturbi mentali, è opportuno chiarire alcune distinzioni tra il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità ed altre condizioni che possono sembrare apparentemente simili.
Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità si distingue dal disturbo ossessivo-compulsivo prevalentemente per l’assenza di reali ossessioni e compulsioni; nello stesso tempo, esso se ne differenzia per il fatto che, chi soffre di DOC, tormentato da pensieri ricorrenti dal contenuto spiacevole e spinto a mettere in atto comportamenti ritualistici, riconosce come problematiche tali manifestazioni e desidera liberarsene; chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, invece, raramente prova disagio a causa delle proprie caratteristiche di personalità e, piuttosto, le considera come altamente adattive.
Il DOCP, inoltre, può essere confuso con il disturbo narcisistico di personalità poiché hanno in comune una tendenza al perfezionismo; ciò nonostante, mentre i pazienti con disturbo narcisistico di personalità sono inclini a credere di aver raggiunto standard perfezionistici, i pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità rimangono solitamente autocritici ed insoddisfatti dei risultati raggiunti. 
Può, inoltre, essere accomunato al disturbo narcisistico di personalità e al disturbo antisociale di personalità dalla mancanza di generosità verso gli altri; in quest’ultimi due disturbi di personalità, tuttavia, è presente una fondamentale indulgenza verso se stessi, mentre chi presenta un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità ha una modalità di spesa che risulta improntata all’avarizia sia per sé che per gli altri.
Il DOCP, infine, va distinto sia da un quadro di sintomi che può insorgere in seguito agli effetti di una condizione medica generale sul Sistema Nervoso Centrale, sia da sintomi che possono svilupparsi per l’uso cronico di sostanze.

 

Cause

Difetti ereditari o congeniti possono svolgere un ruolo rilevante nella strutturazione del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità; allo stesso modo, un temperamento ansiosopuò notevolmente incidere su tale sindrome.
Un peso importante nell’insorgenza del disturbo può essere assunto, inoltre, da alcunecaratteristiche presenti nei genitori di questi pazienti; tra esse le più rilevanti sembrano essere: poca spontaneità ed espressività emotiva dei genitori; eccessiva indulgenza, durante i primi anni di vita del figlio ed elevati standard morali, richieste irrealistiche di maturità e responsabilità negli anni successivi; inibizione dell’espressione delle emozioni ed il contatto con esse; ipercontrollo ed eccessive richieste di vivere  secondo le aspettative dei genitori; uso di punizioni quando il bambino fuoriesce dagli standard prefissati; desiderio di rendere il figlio autonomo ed attivo, unitamente ad uno scarso sostegno nell’esplorazione del mondo esterno.

 

Conseguenze

I pazienti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo di personalità presentano una rilevante compromissione della vita lavorativa, relazionale ed affettiva.
Da un punto di vista lavorativo, la tendenza al perfezionismo ed all’organizzazione dettagliata delle attività da svolgere interferisce notevolmente con la capacità di portare a termine i compiti programmati e di prendere decisioni. Nello stesso tempo, la riluttanza a delegare ad altri lo svolgimento dei compiti, unitamente all’aspettativa che gli altri aderiscano rigidamente alle proprie regole e metodi, rende la collaborazione e la cooperazione con tali pazienti estremamente complessa. 
Da un punto di vista relazionale, l’eccessiva dedizione al lavoro ed alla produttività, porta i pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità ad escludere le attività di svago e le amicizie; le uniche relazioni sociali che coltivano sono quelle che hanno all’interno di attività che richiedono un’attenta organizzazione e nelle quali viene posta grande enfasi sulla perfetta esecuzione. Allo stesso modo, una rigida adesione alla convenzioni sociali ed un’estrema coscienziosità su questioni di moralità e di etica, porta tali pazienti a stabilire relazioni nelle quali risultano estremamente inflessibili e critici, sia nei confronti di se stessi che degli altri, rispetto al perseguimento dei principi in cui fermamente credono. Infine, la difficoltà ad esprimere emozioni di calore e di premura verso gli altri, unitamente alla mancanza di generosità, porta tali pazienti a strutturare relazioni interpersonali il più delle volte formali e superficiali.
Dal punto di vista affettivo, la difficoltà dei pazienti che presentano un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità ad accedere alle proprie emozioni e stati d’animo, interferisce profondamente con la formazione di relazioni intime e calde, determinando piuttosto atteggiamenti di controllo interpersonale.

 

Differenti tipi di trattamento

Per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità si ha a disposizione una molteplicità e varietà di orientamenti, ciascuno focalizzato su aspetti specifici del problema e su modalità peculiari di intervento. 
Di seguito sono riportati i principali tipi di psicoterapia che trattano il DOCP: 
Gli approcci psicodinamici si focalizzano prevalentemente sull’interpretazione di elementi repressi e rimossi, da cui ritengono derivino i sintomi manifestati dal paziente. Utilizzano la relazionale terapeutica come punto di partenza per esplorare relazioni precedenti che potrebbero aver determinato lo sviluppo dei sintomi. Vengono indagati i traumi precoci. Vengono esplorate le fantasie del paziente circa un approccio alla vita rilassato e flessibile, dopo aver sollecitato in lui il riconoscimento degli aspetti che bloccano la sua creatività e che risultano inefficaci nel fronteggiamento delle situazioni di vita. Quando le paure ed i sentimenti di disagio diventano consci, allora possono essere affrontati in maniera produttiva. Il lavoro sui sogni e la libera associazione viene utilizzato per superare le difese del paziente nei confronti di sentimenti e di paure profondamente radicati. 
Secondo l’approccio interpersonale, la maggior parte dei comportamenti dei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità vengono assunti come reazione ad un genitore freddo ed esigente che il bambino deve rabbonire per evitare punizioni verbali o fisiche. Il primo passo verso la guarigione emotiva consiste, dunque, nel rendere il paziente capace di riconoscere apertamente il carattere di queste prime esperienze di apprendimento, così da sviluppare una dose di tenerezza e di compassione per il bambino che lui o lei era una volta. 
La terapia di coppia risulta assai utile nel trattamento di problematiche sessuali che frequentemente si riscontrano nei pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. Nel contesto sessuale, infatti, molte delle problematiche di tali pazienti possono essere facilmente identificate: le lotte per il potere si manifestano nell’incapacità di pazienti donne a rinunciare al controllo sessuale (spesso con conseguente anorgasmia); nello stesso tempo, i pazienti uomini probabilmente interpreteranno qualsiasi mancanza di sottomissione alle loro avances sessuali come una conquista del controllo, se non un rifiuto, da parte della loro partner. Il terapeuta può aiutare a mediare la comunicazione, evidenziando che la riluttanza sessuale (così come di altro tipo) può essere una conseguenza di differenze nel desiderio, e non necessariamente di una volontà di controllare o dominare. La terapia sessuale potrebbe aiutare ad interagire in modo meno controllato e più aperto attraverso la pratica di “esercizi” sessuali. Prescritte dal terapeuta, tali procedure richiedono che il paziente segua le istruzioni (cosa in cui il compulsivo è abile) e quindi, paradossalmente, che si sottometta al partner (come il dottore ha ordinato!).
La terapia familiare si pone l’obiettivo di riunire i membri della famiglia, appianando i disaccordi e permettendo l’espressione di sentimenti a lungo repressi. Per i pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, tuttavia, può risultare assai problematico parlare delle proprie difficoltà relazionali, a causa della loro tendenza a dominare gli altri membri della famiglia; questo da una parte può impedire una risoluzione soddisfacente di questioni di vecchia data, dall’altra può far sì che i problemi di tipo relazionale possano addirittura aggravarsi. 
Una forma differente di terapia familiare, invece, incoraggia un contatto giocoso tra il paziente, il suo coniuge e gli eventuali figli, enfatizzando ricompense inerenti attività non orientate al dovere e sollecitando atteggiamenti spontanei.
La terapia di gruppo può risultare complessa con i pazienti che presentano un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, in quanto da una parte essi rifiutano di interagire in maniera espansiva con gli altri membri del gruppo e di condividere spontaneamente pensieri e sentimenti, dall’altra tendono a dominare ed a controllare le discussioni. D’altro canto, la terapia di gruppo potrebbe attenuare con successo l’impatto problematico di tali pazienti, consentendo loro di esplorare i problemi presentati in un contesto di confronto e di arricchimento, piuttosto che semplicemente parlarne. 
L’intervento farmacologico con i pazienti che soffrono di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, se necessario, include generalmente l’uso di farmaci ansioliticied antidepressivi, ma preferibilmente integrati con una psicoterapia. Il vantaggio della somministrazione di farmaci sta nel fatto che, alleviando l’ansia e la depressione che contribuiscono alla persistenza dei sintomi, i pazienti si mostrano più collaborativi e cooperativi, consentendo al terapeuta di intaccare la loro rigida struttura di personalità.

Il trattamento cognitivo-comportamentale

Nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, gli obiettivi del trattamento vengono concordati in collaborazione tra paziente e terapeuta; di conseguenza, essi risultano diversi da paziente a paziente. In genere, la terapia si pone l’obiettivo ultimo di alleviare le sofferenze del paziente, raggiungendo quei cambiamenti necessari a consentirgli di vivere una vita più serena ed appagante.
Nello specifico, i fondamentali obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con il paziente sono:

  • favorire la consapevolezza e l’accettazione dei propri stati d’animo e delle proprie emozioni;
  • ridurre gli stati negativi di abbattimento, irritabilità, ansia, ecc.;
  • diminuire la tendenza ad evitare situazioni che sono al di fuori della routine quotidiana;
  • apprendere strategie efficaci per la gestione delle situazioni problematiche;
  • favorire la flessibilità su questioni di moralità ed etica;
  • abbassare standard di prestazione eccessivamente elevati;
  • aumentare la capacità di rilassarsi in attività di svago;
  • sviluppare l’abilità di instaurare relazioni più rilassate, informali, ed intime;
  • abbandonare condotte compiacenti da una parte, dominanti dall’altra.

Il metodo utilizzato per il raggiungimento di tali obiettivi comprende:

  • l’individuazione, la messa in discussione e la successiva modificazione delle convinzioni di base circa se stessi ed il mondo;
  • l’identificazione e l’interruzione dei circoli viziosi che si instaurano tra emozioni, pensieri e comportamenti;
  • l’uso della relazione terapeutica come contesto nel quale essere se stessi e sperimentare un’accettazione incondizionata da parte del terapeuta, che incoraggia e favorisce l’accettazione di sé;
  • l’uso di tecniche di rilassamento;
  • la graduale esposizione alle situazioni temute.

E’ in corso di sviluppo il modello di terapia metacognitivo-interpersonale per il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Articolo tratto da www.terzocentro.it

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